Collana

Cattive Strade

a cura di Fabrizio Bartelloni

“Due strade divergevano nel bosco ed io presi la meno battuta, e questo ha fatto tutta le differenza” – Recita così il finale di una celebre poesia di Robert Frost, e benché conclusive queste parole sono forse le più adatte per presentare la collana Cattive Strada. Perché la strada meno battuta è solitamente proprio quella cattiva, quella dove il terreno è sconnesso e scivoloso e si rischiano di fare brutti incontri, quella dove ogni passo pare nascondere un’insidia. Eppure è spesso la decisione presa davanti a quel bivio a fare “tutta la differenza”, a decidere il nostro destino d’esploratori del mistero dell’esistere, a distinguere il cammino di chi sceglie d’addentrarsi nei territori oscuri e pericolosi a cui le cattive strade conducono da quello degli altri. Il proposito di questa collana, dunque, è proprio quello di raccogliere i resoconti, le annotazioni, i diari, i taccuini dei viaggiatori più audaci, che per scelta o per destino si sono trovati sulla storta via, che hanno disatteso il buon senso, la morale comune e i consigli altrui ed esposto il loro corpo e i loro sensi alle intemperie di luoghi all’apparenza ostili e inospitali. Perchè le cattive strade non sono soltanto quelle che si dipanano fisicamente di fronte a noi, quelle fatte di incontri e di scontri, di rischi e di azzardi, di tormenti e di accidenti, ma sono anche quelle che percorrono gli spazi più bui e nascosti del nostro essere, che arrivano fino agli anfratti più remoti dove s’annidano i nostri impulsi primari, i nostri istinti, le nostre passioni più violente e dunque più sincere; dove, infine, l’essere umano trova la più cruda e autentica rappresentazione di sé. È su quei luoghi che, con le storie e i racconti che compongono è comporranno le pagine di questa collana, intendiamo far luce, calandoci impavidi con corde e lanterne per offrire a noi stessi e ai lettori uno sguardo proprio su ciò da cui siamo abituati a distoglierlo, su quel mondo di mostri e orchi, a volte veri e a volte immaginari, di cui tutti noi siamo, nostro malgrado, rappresentazione e che ognuno, nel corso della vita, ha prima o poi l’occasione di visitare. Perché, come cantava un altro poeta, un menestrello genovese dalla voce greve ammorbidita a furia di whisky e sigarette, “c’è amore un po’ per tutti, e tutti quanti hanno un amore, sulla cattiva strada”

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