Van Gogh fa una scelta molto precisa raffigurando una pipa di pannocchia per la sua “Sedia”. Il Colonnello Hans Landa di “Bastardi senza gloria” non avrebbe la stessa drammaticità se invece di una Calabash fumasse un sigaro. In epoche ormai molto lontane da noi, si potevano riconoscere uno studente o un operaio anche dal tipo di pipa che stringevano fra i denti. Per un gentiluomo, il rituale della pipa era a volte imprescindibile dal suo rango.
Come ha fatto questo curioso oggetto, sacro per i Pellerossa e ormai considerato di nicchia, a diventare un simbolo di calma interiore, riflessione e lucidità mentale? Un saggio che indaga la storia della pipa alla ricerca di un’iconografia, fra arte, cinema e letteratura.
Giuseppe Bisegna
Giuseppe Bisegna è nato ad Avezzano nel 1983, ha vissuto a Roma e abita a Modena. Laureato in Beni Culturali con specializzazione in Gestione del patrimonio culturale, fin da giovanissimo ha iniziato ad appassionarsi al fumo lento e all’orologeria. Ha lavorato in ambito archivistico, bibliotecario e teatrale. Seguendo un’altra sua passione, attualmente è occupato nel settore delle auto di lusso.
