Tre pellegrini portano ad Abramo la notizia che, per volere di Dio, è necessario il sacrificio di Isacco, il figlio prediletto ottenuto in tarda età; Abramo si appresta senza esitazione a ucciderlo. Pubblicato e rapidamente esaurito, messo in scena da due compagnie teatrali, viene qui riproposto l’Abramo di Ermanno Bencivenga. In questa tragedia in tre atti l’autore, con un linguaggio denso e potente, riscrive il noto racconto della Genesi non per cercare soluzioni ma per sollevare problemi. Che cos’è la fede, come si manifesta Dio? Perché Abramo crede ciecamente a viandanti sconosciuti? Che cosa ha visto davvero il servitore che, precedendo il ritorno di Abramo a casa, annuncia la morte di Isacco? Dobbiamo cogliere la realtà nel sogno premonitore di Sara? Ma lo snodo cruciale è forse nell’intenzione di fondare un’etica laica. Può Dio chiedere al credente di compiere atti irragionevoli, può la fede essere superiore a ogni valore? Da dove nasce la follia di Sara, che ordina a Isacco di commettere nuove e inaudite violenze? Può essere Dio chiamato in causa per giustificare atti di assoluta barbarie, oppure l’uomo è incapace di intendere i segni del divino? Da Highway 61 Revisited, di Bob Dylan, citata in esergo capiamo quanto Bencivenga sia interessato alle risposte, anche a quelle dei lettori, per il mondo presente. L’Abramo di Ermanno Bencivenga è un testo che per la sua forza narrativa «si legge» senza difficoltà alcuna, ricavandone un piacere non meno intenso rispetto alla messa in scena.
Ermanno Bencivenga
Ermanno Bencivenga è Distinguished Professor of Philosophy and the Humanities, Emeritus, all’Università di California; logico di fama, ha dato importanti contributi alla filosofia del linguaggio, alla filosofia morale e alla storia della filosofia. In Oltre la tolleranza, Manifesto per un mondo senza lavoro e Parole che contano ha elaborato un’utopia politica. È autore di dieci libri di poesia (l’ultimo è Cosmica, intima commedia), delle tragedie Abramo, Annibale, Alessandro e Augusto, di Cinque atti unici e del romanzo Morti senza senso. Per il grande pubblico ha scritto (fra l’altro) La filosofia in ottantadue favole, La scomparsa del pensiero, La stupidità del male e Logica dei paradossi. Collabora al quotidiano «L’Avvenire». Per MdS editore ha partecipato alle antologie Favolare e Gabbie e ha pubblicato Il giorno in cui non tornarono i conti e Case.

